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Paolo Bigelli
L'artista dell'istinto e
della spontaneità

di Rosario Schibeci

Sono l’istinto e la causalità che guidano la mano di Paolo Bigelli, l’artista romano che ha esposto le sue opere, oltre che in Italia, anche in varie collezioni presenti in Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Regno Unito, Slovenia, Austria, Croazia, Brasile, Messico e Stati Uniti. I suoi quadri hanno il merito di portare in un clima fatto di intimità dove è facile riscoprire una certa pacatezza e serenità. Non è il senso estetico oggettivo ad essere rispettato piuttosto il lasciarsi andare nella creazione di figure semplici che proprio nella spontaneità trovano la loro più alta forma di espressione. Bigelli inizia la sua carriera come illustratore e vignettista per poi intraprendere un più netto percorso artistico pittorico che gli vale diversi riconoscimenti fra cui la commissione di una importante opera di carattere religioso per la Chiesa di S.Luiz de Potosì in Messico. Il colore dei suoi quadri sembra scivolare nell’acqua per dare vita ad atmosfere soffuse che possono richiamare sia alle figure classiche che a gesti di vita quotidiana lasciando sempre nello spettatore un attimo di riflessione che può essere anche sogno. E dalle opere traspare inevitabilmente il Paolo Bigelli uomo esule volontario dal mondo effimero delle presentazioni artistiche per rivelare il proprio lavoro in ambienti più intimi che, comunque, hanno la possibilità di recepire un pubblico che sa come apprezzare il vero talento. E in attesa del prossimo appuntamento in cui il pittore presenterà i suoi nuovi lavori ad un gruppo di amici ed estimatori, abbiamo provato a sapere direttamente da lui qualcosa in più sulla sua arte.

Lei ha cominciato ad esprimersi attraverso il fumetto e con le illustrazioni di racconti e favole per ragazzi. La rappresentazione dell’immaginario accompagna sempre i suoi lavori o per le opere pittoriche preferisce aderire più alla realtà…
Quando dipingo l’approccio è sempre lo stesso tanto che mi piace considerare i miei lavori come l’ “incipit” che genera un racconto, una sorta di “fotogramma” di una storia. Sta poi al pubblico decidere se definirli quadri. Inoltre, anche se parto con una determinata idea, accetto di buon grado gli interventi del caso che si manifestano durante il percorso, lasciando che la pittura si sciolga nell’acqua e prenda un suo peculiare ed inaspettato aspetto che molte volte sfugge da me. Per cui il risultato finale è una via di mezzo fra l’immagine pensata e quella di istinto.

Vede la sua arte come più tradizionale o contemporanea?
Anche se si vuole, non si può rifuggire da una definizione, tuttavia non posso dire che la mia arte è tradizionale se pensiamo ad una cultura accademica. Se invece vediamo il risultato, allora per i soggetti e per i colori è inevitabile il richiamo alla tradizione anche se per me è importante rimanere nell’ambito del gioco e della semplicità senza avere troppe pretese. Mi piace avere come riferimenti anche grandi pittori del passato come Matisse e viventi come Peter Doig, o Marlene Dumas che, pur utilizzando i mezzi espressivi della tradizione, sono comunque veri maestri di contemporaneità.

Quando dipinge quali sono gli elementi di cui proprio non può fare a meno…
Sin da piccolo ho avuto sempre una certa predilezione per la carta…mi piace manipolarla e sentirne l’odore. Uso un po’ tutti i tipi sia come superfice sia come mezzo tecnico e addirittura sono i fogli dei quotidiani che spesso mi aiutano a creare tracce e venature che rendono proprio gli effetti che voglio. E poi amo tutte le tecniche con colori ad acqua , più veloci e più ricettivi agli eventuali interventi “del caso” , più ricchi cromaticamente ed in questo senso più creativi.

Molte delle sue opere rappresentano corpi senza veli. Cosa rappresenta per lei la nudità?
La possibilità per una figura di esprimere veramente le sue linee a prescindere dal grado di bellezza. Infatti, la bellezza di un corpo non dipende dall’estetica e dalla perfezione. Quando disegno un uomo o una donna nudi mi sento come un artigiano che fonde, taglia o aggiunge la materia ben consapevole che può bastare anche un’ombra per rendere un corpo più seducente. La mia personale riflessione sull’uomo non deve necessariamente dipendere dal mezzo espressivo e da un invadente impegno sul piano formale.

Quanto l’ha influenzato il periodo vissuto a Lisbona?
Quando si viaggia e si è sensibili a tutto il bello che un posto può offrire, c’è sempre un arricchimento. In particolare, il mio periodo portoghese è stato migliorato molto da quella cultura soprattutto ammirando la loro creazione artistica di ceramiche. Questo mi ha portato a una ricerca cromatica molto personale che mi aiuta in coraggiosi accostamenti fatti anche di velature e trasparenze.

Ha dichiarato che si tende a confondere il mezzo con il fine dell’opera…cosa intende esattamente…
Oggi quando si realizza un’opera d’arte sembra che si debba giocare per forza sull’elemento sorpresa. Quindi non un’introspezione su se stessi ma piuttosto la ricerca di quello che può stupire e che quindi possa rendere il proprio lavoro più commerciabile. Io credo che così facendo l’artista può diventare preda di una insinuante disonestà di fondo. Non mi va di rientrare in questa categoria. I miei vogliono essere dei quadri non delle opere che associano elementi improbabili a tutti i costi. E’ deleterio produrre con questo tipo di approccio solo per rispondere ad un mercato alla moda. L’utenza è vastissima e, fortunatamente, i gusti sono molteplici e vari e nessuno può arrogarsi il diritto di pontificare quale sia il vero gusto, anche se il mercato di oggi –come dicevo- è piuttosto modaiolo.

Per un artista promuovere la propria arte sul web può essere una valida alternativa…
Sicuramente il mondo di internet porta le tue opere lontane oltre a dare la possibilità di un pubblico vastissimo. Tuttavia è anche vero che il web soffre il problema di una bulimica fruizione e della velocità, ovvero tutto quello che l’artista mette nella sua opera e soprattutto il tempo impiegato, può essere consumato da chi vede in una manciata di secondi.

Si dice che per un artista vivere a Roma sia una marcia in più…può essere vero?
Roma è la città delle celebrazioni dove le mostre sono sempre delle occasioni mondane per notare e farsi notare. Chi non è avvezzo a questo ambiente o non ha le giuste conoscenze può avere davvero molta difficoltà ad inserirsi nel gruppo di gallerie altisonanti . Non c’è una effettiva curiosità di scoprire talenti , c’è piuttosto la voglia di mantenere in piedi un sistema di mercato fatto di scuole d’arte , gallerie e circoli artistici che spesso illudono coloro che si accostano con fiducia a questo “mondo”. In fondo si può facilmente raggiungere lo scopo affittando uno spazio espositivo o dando credito alle aspettative di creativi sprovveduti, di qui il generarsi di scuole di tutti i generi sempre “innovative” ma soprattutto sempre ricche di nuovi iscritti.

Quindi oggi può essere veramente difficile vivere facendo l’artista…
Diciamo che in alternativa al contesto di cui parlavo prima , più onesta e meno pretenziosa potrebbe essere l’idea di aprire uno studio – atelier dove esporre i propri lavori , con semplicità quasi si trattasse di una “bottega” d’arte. Forse è un’idea un po’ romantica , ma anch’essa presenta nella sua realizzazione difficoltà oggettive e oggi piuttosto comuni ,come fitti esorbitanti e tasse che proprio non aiutano le piccole imprese. In effetti si dovrebbe movimentare il mercato dando a tutti la possibilità di fruire dell’ arte con disinvoltura . Per fare questo bisognerebbe cominciare a considerare un ‘opera per quello che è , con dei prezzi più ragionevoli, calmierati, che consentano al pubblico un maggiore ricambio dei quadri appesi alle pareti della propria casa , così come si fa con un abito. A meno che non si parli di “Artisti” che abbiano fatto la storia, trovo inconcepibile che un’opera possa costare i prezzi esorbitanti del mercato attuale , i cui investimenti spesso si rivelano o si riveleranno “bolle”.
Forse parlo così perché nel mio ambiente non è mai esistita la pomposa prosopopea che accompagna tutte le prefazioni di mostre celebrative.
Ma ho l’impressione che – a questo riguardo - qualcosa stia cambiando almeno nel mondo del Web.




Vom Zauber eines Buches.
Paolo Bigelli: Dialoge mit
dem Imaginären

Jutta Ströter-Bender
The magic of books.
Paolo Bigelli: Dialogues with the imaginary
The roman painter and illustrator Paolo Bigelli (born 1960) belongs with his works to a contemporary international art movement, that opens in paintings a magical world experience with imaginative dialogues out of art history. His works offer numerous suggestions for the items featured in this WHAE field discussing bibliotherapy and the Memory of the World Register, since they draw attention to the close links between literary texts, poems and the resulting inner imagery and pictorial traditions.
Bigelli takes up in one of his latest work "Alma Flora" (2014) the subject of a book as an important medium of imagination and poetic associations.


Vom Zauber eines Buches.
Paolo Bigelli: Dialoge mit dem Imaginären
Der in Rom lebende und arbeitende Maler und Illustrator Paolo Bigelli (geb. 1960), gehört mit seinen Werken zu einer zeitgenössischen internationalen Kunstströmung in der Malerei, die das magische Welterleben mit fantasiereichen Dialogen aus der Kunstgeschichte für die Gegenwart öffnet. Seine Werke bieten für den in dieser WHAE vorgestellten Bereich der Bibliotherapie und dem Weltdokumentenerbe zahlreiche Anregungen, da sie auf die engen Verbindungen von literarischen Texten (so von antiken Schriftstellern), Gedichten und den dadurch entstehenden inneren Bildwelten und Bildtraditionen hinweisen.
Bigelli greift, wie auch schon in früheren Werken (Canario, 2011), mit einer seiner aktuellen Arbeiten „Almaflora“ (2014) das Motiv des Buches als ein zentrales Medium der Imagination und poetischer Assoziationen auf. Zwei feenartige Frauen im weißen Gewand ruhen auf der Bildfläche in einem lichtdurchfluteten Zauberwald. Die linke Gestalt hält in der Hand ein schwarz gebundenes Buch. Sie könnte daraus zitieren, während ihre liegende Gefährtin einen blauen Schmetterling auf der Hand betrachtet. Es scheint die Kraft der Worte und Vorstellungen zu sein, die den Schmetterling herbeibeschwört. Die lose Leinwand des großformatigen Gemäldes ist an schwarzen Bildleisten befestigt und wirkt wie eine große Märchenkarte, die in ein reiches mythisches Universum einführt.
Der Künstler Paolo Bigelli setzt seine komplexen und virtuosen Kenntnisse in den Ausdrucksmöglichkeiten der Zeichnung, der Illustration und der Malerei ein, um die Motivspektren durch die Gestaltung eines neuen, fließenden und zugleich großflächigen, bühnenhaften Bildraumes zu öffnen. Mit einem fast metaphysischen Verständnis von Farbklängen, Hell-Dunkel Kontrasten und gestischer Linienführung mischt Bigelli Themen der globalen Populärkultur, aus Filmen, Plakaten wie aus Märchen zu innovativen Erzählungen. Er bereichert seine Bilder mit Zitaten aus Werken der Antike sowie aus dem kollektiven Bilderschatz verschiedener Kunstepochen und dem seiner Lieblingskünstler (Paul Gauguin wie auch Peter Doig), so dass seine Erzählungen den Betrachtenden zugleich vertraut wie rätselhaft erscheinen. Ebenso nah wie fern sind auch die Orte, in denen sich die Bildhandlungen entfalten, sie verweisen auf keine konkreten topographischen Zuordnungen, sondern auf innere Bildwelten, die aus dem Unterbewusstsein auftauchen. Die „wilde“ und zugleich sinnliche Stilmischung der Arbeiten wird ergänzt durch dekorative Elemente, beispielsweise Tapetenmotive, Ornamente portugiesischer Fliesen und in die Bildebenen hinein wuchernde fantastische Blüten und Pflanzen.
Bigellis Arbeiten formulieren aber auch in ihrer Unmittelbarkeit und intensiven Wirkung eine ästhetische Form von Widerstand. In einer Welt globalisierter Mythen und digitaler Perfektion entwirft er mit seinen Bild Strategien, direkt und überwältigend, seine eigenen Tagträume und persönlichen Mythen, - und verwebt sie mit dem Reichtum der kulturellen Traditionen seiner Heimatstadt Rom. Dies zeigt sich unter anderem auch darin, dass die Gemälde durch Fotografien nur bedingt kommuniziert werden können. Die feinen Schichten und atmosphärischen Lasuren entziehen sich dieser Form der medialen Vermittlung.
Im Dezember 2016 stellte die Galerie des Istituto Portoghese di Sant'Antonio, Rom, eine Auswahl seiner neuesten Gemälde, Zeichnungen und Skulpturen vor. In Frankreich, Portugal, Spanien, Deutschland, Großbritannien, Slowenien, Österreich, Kroatien, Brasilien, Mexiko und den Vereinigten Staaten sind Bigellis Arbeiten bereits in wichtigen Sammlungen vertreten.




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Il mio percorso creativo si sviluppa attraverso il fumetto, nei primi anni ’80. In quel periodo, quella forma d’arte, da alcuni ingiustamente considerata “minore” ed erroneamente stigmatizzata come mera narrazione visiva, stava invece sviluppando un’attenzione maggiore verso l’illustrazione; nascevano, infatti, le prime “graphic novels” elaborate con virtuosismi filmici atti a catturare meglio l’attenzione del lettore, per stupire l’occhio. In quell’epoca ed in quella atmosfera si può, quindi, collocare il mio graduale abbandono del fumetto per iniziare a dipingere quadri.
La nuova espressione artistica era qualcosa di diverso da tutto quello che avevo prodotto sino ad allora. L’arte non era dunque un lavoro di esercizio calligrafico finalizzato a stupire, ma una personale riflessione sull’uomo che - per me - doveva necessariamente prescindere dal mezzo espressivo e da un invadente impegno sul piano formale.
Ancora oggi non sono, quindi, le nuove tecnologie espressive ad affascinarmi (non ho mai creduto all’equazione “Tecnologia = Contemporaneità”); né ho mai pensato che una buona opera possa essere considerata tale perché formalmente ben realizzata nel rispetto di un senso estetico oggettivo.
Realizzare un quadro è per me creare utilizzando i mezzi della tradizione, tenendo conto - sia pure in misura parziale ma decisamente personale - della forma con freschezza e semplicità di rappresentazione.
La scelta della figura perciò risulta ancora oggi per me obbligata; non sento il bisogno di elaborare nuovi codici e linguaggi per sentirmi “contemporaneo”, né sento la necessità di servirmi di mezzi espressivi tecnologici “più avanzati”, poiché credo che troppo spesso - oggi - si confonda il mezzo con il fine di un’opera.
Quando penso ad un quadro penso alla semplicità con cui questo impatterà il mio sguardo; penso alla immediatezza dei grandi maestri Fauves, al lirismo dei loro colori, alle loro pose semplici e simboliche che, fuori dal tempo, risultano anche “naturalmente contemporanee”. Penso a grandi artisti pittori viventi come Peter Doig, Cecily Brown o Marlene Dumas che, pur utilizzando i mezzi espressivi della tradizione, sono comunque veri maestri di contemporaneità.
Potrebbe risultare “strano” che un pittore scriva a riguardo di quello che fa potendo lasciare magari ad altri quel compito, ma lo faccio anche perché concordo pienamente con quanto diceva il Zavattini pittore: “Più invecchio e più mi convinco che siamo noi a sapere qualcosa su noi stessi e che comunque i pittori devono liberarsi dal complesso d’inferiorità che nutrono nel confronto di altri intellettuali.
Insomma, potrà anche sembrare paradossale, tautologico, ma preferirei vedere, come prefazione alle opere di un pittore, anziché le solite elucubrazioni, un quadro dal pittore medesimo composto, con lo scopo specifico di spiegare i successivi quadri”.

Paolo Bigelli




sul quadro “Anna Bolena”


Come per ogni artista che meriti a pieno titolo questo appellativo, anche per Paolo Bigelli è arduo tentare di intrappolare in un’arida elencazione di temi ricorrenti la poetica che sprigiona, potente e controllata, la sua ormai vasta produzione pittorica.
Certo, è innegabile un periodico soffermarsi su spunti di riflessioni privilegiati, che conferiscono carattere unico al suo mondo poetico, ma sarebbe riduttivo, se non addirittura suscettibile di critica, ricondurre un simile plot iconografico, così ricco e vitale, ad immagini e motivi che, se perentoriamente definiti elementi distintivi, non darebbero il giusto risalto all’urgenza pittorica di Bigelli.
Quanti di noi, immersi nell’osservazione attenta di un’opera pittorica, si sono attardati nella puntualizzazione del “cosa” e “come”: il soggetto, prescelto dall’artista come argomento, e la sua conseguente realizzazione materiale. Una convenzione, peraltro, che affonda le sue radici in una tradizione classicista, completamente sovvertita, qualora non abolita, dalle avanguardie storiche del Novecento.
Nell’opera di Bigelli, lontana dal poter essere stigmatizzata come portatrice di “sovversione” iconoclasta o di velleitaria rottura con il passato, è impossibile disgiungere il cosa dal come, in quanto il cosa non può trovare la sua emanazione materiale senza il come, e viceversa.
Operare questa separazione equivarrebbe a snaturare un’unità di intenti, che, ora sì, regala ai dipinti di Paolo Bigelli il quid che li fa unici: la perfetta osmosi tra passato e futuro, un ponte lanciato verso il domani, da percorrere insieme, fiduciosi di non rinnegare le nostre radici culturali ed esistenziali ma ugualmente determinati a vedere l’oltre.
A suffragio di quanto sopra esposto, allo scrivente basterebbe raccomandare un’attenta disamina di ANNA BOLENA, dove la classicità del tema affrontato fa paio con la modernità e originalità della tecnica compositiva. La dicotomia “moderno/classico” è serenamente superata dall’interazione di cosa e come: l’acceso cromatismo che fa da sfondo alla nobile figura di donna ha senz’altro una connotazione fortemente non naturalistica, quasi onirica e astratta, ma i colori prescelti per la sua realizzazione rimandano senza ombra di dubbio a suggestioni medievali, gotiche. Il senso della dimensione storica è dunque dato dal colore, dal puro e semplice colore, nulla di più. Una sintesi folgorante, colta e misurata, che dice molto di più di ogni esegesi storica. La compostezza ieratica della nobildonna lascia trapelare l’accettazione fiera di un futuro ormai segnato; le mani in grembo sono quelle di una donna tranquilla; la ricchezza dell’abito appartiene a chi, anche nella disgrazia, non rinuncia alla dignità del suo rango; il viso, dai connotati sfumati, è di colei che viene fagocitata dalla Storia (il nero), imperscrutabile e terribile, e dal proprio Destino (il rosso), non meno spietato.
L’onirismo, il simbolismo, l’elemento dell’acqua, il corpo disegnato con toni di acceso lirismo, il particolare che regala il senso del tutto, i fregi cromatici che orgogliosamente rivendicano un trascorso di illustratore, la languida malinconia di paesaggi tratteggiati con la dolorosa coscienza della fugacità della bellezza: sono temi che non avrebbero compiutezza senza l’accorta padronanza del mezzo.

Massimo Tirinelli




sulla tecnica


L’artista di recente ha affiancato un rinnovato valore del segno lasciato dal collage, esso affiora dal testo pittorico come traccia di un percorso, come evidenza indispensabile per misurare lo spazio, come guida che facilita l’ingresso nell’intricata trama di schermi luminosi, strutturati da velature del colore, cadenzate da minimi passaggi dei toni. Velature che Paolo Bigelli ha reso, nei lavori recenti diluendo il colore, sfumando i contorni delle forme, delle figure, proprio di un Paesaggio, di un habitat acquoso, abitato da elementi cellulari, da particelle organiche, di vita, insomma. È uno spazio dell’universo che penetra l’immaginario dell’artista, lo invade, prolungando maggiormente quella visione interiore delineatasi nel pensiero quale espressione di libertà.
Più che organizzata sui ritmi sonori del colore, la trama procede distendendosi in un avvolgente silenzio acquatico tonale.

Bruno Marrocco

biografia




Paolo Bigelli inizia la sua carriera negli anni ’80 come fumettista per alcune testate popolari italiane; per qualche anno collabora – come illustratore e vignettista - all’edizione italiana di “Playboy”, e per il settimanale femminile “Elite”; nello stesso periodo illustra favole e libri per ragazzi per diverse case editrici italiane. Alla fine degli anni ’80, anche il Dipartimento Scuola ed Educazione di una delle reti televisive di Stato italiane (RAI 3) si avvale della sua collaborazione come vignettista per una serie di programmi televisivi sulla psicanalisi (“Fantasticamente”, condotto da Cinzia Tani).
È solo all’inizio degli anni ’90 che Paolo Bigelli, abbandonata quasi completamente l’editoria, affronta, invece, un più netto percorso artistico pittorico che lo porta, in poco tempo, ad esporre inizialmente in Italia per proseguire, poi, con la partecipazione ad alcune mostre anche all’estero.
Nel 2000, all’artista, viene commissionata una importante opera di carattere religioso per la Chiesa di S.Luiz de Potosì in Messico. Nel 2003, su invito della Presidenza italiana dell’Unione Europea espone alcune sue tele a Napoli (presso la Mostra d’Oltremare) ed a Riva del Garda. Nel 2004 e nel 2005, a Roma vengono rispettivamente organizzate due sue personali.
Nel 2006, con il patrocinio dell’Istituto italiano di Cultura e dell’Ambasciata d’Italia a Lisbona – espone in alcune tra le più importanti sedi espositive di quel Paese.
La prestigiosa “Galeria Arte Periferica” nel Centro Culturale di Belem (Lisbona), la “Galeria do Chiado di Lisbona e la “Galeria Sete” di Coimbra ospitano sue personali di pittura.
È nel periodo portoghese che l’opera di Bigelli viene arricchita dalle influenze che quella cultura – così come quella brasiliana – esercitano in modo significativo, soprattutto nella sua personale ricerca cromatica, che ancora oggi caratterizza la sua prevalente cifra stilistica. Grazie a questa personalissima “tavolozza” di colori, fatta di coraggiosi accostamenti, di velature e trasparenze, il figurativo di Bigelli viene reinterpretato ogni volta con rinnovate freschezza e giocosità, con valenze spesso simboliche e narrative la cui raffinatezza – talvolta vestita solo apparentemente di semplicità espressiva – ha la capacitá di creare, in realtà, quell’immediato dialogo con lo “spettatore” che ne ha favorito, nel tempo, un sempre maggiore riconoscimento.
Opere di Paolo Bigelli sono presenti - oltre che in Italia - in collezioni in Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Regno Unito, Slovenia, Austria, Croazia, Brasile, Messico e Stati Uniti e pubblicate su riviste specializzate.